Archivio mensile:agosto 2011

Nuovo sistema elettorale: ottimizzazione stocastica dell’elettorato

Il suffragio universale è abolito. In teoria tutti i maggiorenni conservano il diritto di voto, ma non tutti lo possono esercitare simultaneamente. Vota solo il 5% degli aventi diritto. La composizione dei votanti cambia ad ogni elezione secondo uno schema di ottimizzazione casuale, che viene di seguito abbozzato:

  1. Si inizializza il sistema scegliendo l’elettorato casualmente tra il 5% degli aventi diritto.  Non si effettua alcun tipo di campionamento rappresentativo, né di tipo geografico né demografico.
  2. Si procede all’elezione secondo un sistema proporzionale con preferenze e sbarramento del 3%.
  3. Al termine della legislatura l’operato del governo viene valutato attraverso un apposito algoritmo, da cui si ottiene un punteggio P, da 0 a 100.
  4. In base al valore di P si procede alla modifica del corpo elettorale. Se P è uguale, per esempio, a 25, allora il 25% dell’elettorato che ha votato nella precedente elezione viene conservato, mentre il 75% viene sostituito pescando tra tutti gli aventi diritto, sempre attraverso scelta casuale.
  5. Il nuovo elettorato procede a nuova elezione.

L’algoritmo per il calcolo del punteggio deve prendere in considerazione grandezze macroeconomiche e indicatori della qualità della vita  (speranza di vita, analfabetismo, accesso a internet, disoccupazione, variazione del PIL, deficit, debito, inflazione, pressione fiscale, bilancia commerciale, indice di Gini, numero di omicidi, inquinamento, risultati PISA,  ecc.). L’algoritmo è sotto la responsabilità di un potere indipendente di tecnici, eletti a suffragio universale. I custodi dell’algoritmo vengono eletti ogni 7 anni. La natura dell’algoritmo deve recepire i principi espressi nella Costituzione. Quando i custodi propongono modifiche si passa al vaglio della Corte Costituzionale e se questa esprime responso positivo il nuovo algoritmo viene sottoposto a referendum per l’approvazione  delle modifiche. Una modifica dell’algoritmo non ha effetti sulla valutazione del governo in carica, le modifiche entrano in vigore solo per la legislatura successiva. Nonostante il ruolo dei custodi sia inevitabilmente politico, e proprio per questo vengono eletti a suffragio universale, essi sono e rimangono tecnici e devono agire secondo il principio utilitarista.

Il punteggio dell’algoritmo determina quindi la composizione dell’elettorato. Se un governo ottiene un basso punteggio significa che ha operato male e che quindi l’elettorato non ha saputo ben discernere. Andrà dunque modificato non solo il governo, ma anche chi l’ha scelto. Nella successiva elezione un nuovo elettorato procederà all’elezione di nuovi governanti. Se anche questa volta il governo sarà cattivo, il corpo elettorale verrà nuovamente cambiato radicalmente. Si andrà avanti così fino a quando un governo farà bene, allora la maggior parte dell’elettorato verrà conservato perché vorrà dire che sono stati individuati votanti avveduti, cittadini in grado di scegliere bene. L’ottimizzazione dell’elettorato comporterà un processo a cascata in grado di aumentare progressivamente la qualità della classe politica. Per velocizzare la convergenza, la durata della legislatura verrà ridotta da 5 a 4 anni.

Annunci

Articolo 21

Un po’ tutti ormai si cimentano nel gioco del piccolo costituzionalista. Ogni volta che gli eventi costringono Berlusconi a tralasciare momentaneamente la cura degli interessi personali, la soluzione proposta per un problema incombente è due volte su tre la modifica di un articolo costituzionale. A febbraio, appannato dal caso Ruby, per rilanciare la “rivoluzione liberale” ha proposto la modifica degli articoli 41, 97 e 118 [1]. Più recentemente, incalzato dalla crisi finanziaria, ha sostenuto l’utilità di inserire in Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio [2], già proposto dal senatore Rossi. Non si contano le proposte di modifica costituzionale in ambito di giustizia e federalismo. Periodici sono gli slanci per riformare l’ordinamento dello Stato in senso presidenziale.

Cercare di risolvere problemi urgenti con una riforma costituzionale lascia parecchio perplessi se si tiene conto che dopo oltre 60 anni l’attuale Costituzione rimane ancora largamente non recepita dalle leggi ordinarie o nei fatti. Basta leggere l’articolo 27 comma terzo per farsi quattro risate. L’articolo 8 comma primo nella sua candida ingenuità è esilarante. L’articolo 37 è un po’ ambizioso, ma tra una quarantina d’anni forse lo si potrà leggere senza credere che i costituenti volessero fare dell’ironia. L’articolo 54 comma secondo, fa prudere le mani. Il primo comma dell’articolo 3 è ampiamente disatteso, mentre il comma secondo dello stesso articolo credo sia stato frainteso. Ci sono d’altra parte articoli rigorosamente rispettati, ne è un esempio l’articolo 20, che anzi è superato dalle leggi ordinarie.

Il tentativo di riforma costituzionale è un gioco di società interessante e divertente. I parlamentari lo sanno e ne approfittano, solo in questa legislatura le proposte di modifica costituzionale sono state più di 300 [2]. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non tutte le proposte sono balorde. Infatti la Costituzione attuale è ampiamente migliorabile. Nonostante contenga principi condivisibili, soprattutto per quanto riguarda l’espressione dell’uguaglianza del diritto e della sovranità popolare, tutela più lo Stato o altre istituzioni rispetto ai singoli cittadini. Questa è una diretta conseguenza della composizione dell’Assemblea Costituente, in cui a dominare furono cattolici, socialisti e comunisti, quindi aderenti a ideologie che hanno scarsa considerazione per la libertà dell’individuo.

Anche io allora voglio giocare al piccolo costituzionalista, tagliando qui e là, copiando da altre costituzioni o dichiarazioni scelte arbitrariamente, usando l’ausilio di software stocastici, prendendo ispirazione dalla letteratura specialistica e dai romanzi russi, chiedendo a passanti inconsapevoli, insomma procedendo rigorosamente all’ottimizzazione della Carta Costituzionale.

Voglio cominciare dalla libertà di espressione, uno dei diritti più fondamentali. L’attuale articolo che la sancisce (art. 21) parte bene, procede  con inquietanti distinguo sulla censura della stampa, dedica un comma alla concessione di una facoltativa trasparenza sul finanziamento pubblico (grazie) e poi finisce con una pisciatina cattolica (pisciatine cattoliche sono numerose nella Costituzione e divertenti da scovare, è come in quei giochi enigmistici in cui si deve cercare una cosa fuori posto in una grande immagine). Il testo dell’articolo 21 è il seguente:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’Autorità giudiziaria.

Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. 

La mia proposta è più concisa e meno tentennante, ovviamente non include cenni al buon costume né lascia spiragli a censura o repressioni:

Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione del proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

I mezzi di comunicazione non possono essere soggetti ad autorizzazioni o censure.

Letterina a uno zelante deputato

Gentile deputato Levi,

credo che in quanto primo firmatario della legge sulla disciplina del prezzo dei libri dovrebbe vergognarsi per aver introdotto un provvedimento corporativista e protezionista a tutto svantaggio dei consumatori, in particolare dei meno abbienti.

Ci si lamenta tanto dei politici parassiti e assenteisti, ma se senatori e deputati se ne andassero più spesso al mare, invece di combinare danni come questo, sarebbe già meglio.

Grazie e buone vacanze, spero che si aggreghi al pellegrinaggio in “terra santa” e che ci rimanga il più a lungo possibile.

Firma