Articolo 21

Un po’ tutti ormai si cimentano nel gioco del piccolo costituzionalista. Ogni volta che gli eventi costringono Berlusconi a tralasciare momentaneamente la cura degli interessi personali, la soluzione proposta per un problema incombente è due volte su tre la modifica di un articolo costituzionale. A febbraio, appannato dal caso Ruby, per rilanciare la “rivoluzione liberale” ha proposto la modifica degli articoli 41, 97 e 118 [1]. Più recentemente, incalzato dalla crisi finanziaria, ha sostenuto l’utilità di inserire in Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio [2], già proposto dal senatore Rossi. Non si contano le proposte di modifica costituzionale in ambito di giustizia e federalismo. Periodici sono gli slanci per riformare l’ordinamento dello Stato in senso presidenziale.

Cercare di risolvere problemi urgenti con una riforma costituzionale lascia parecchio perplessi se si tiene conto che dopo oltre 60 anni l’attuale Costituzione rimane ancora largamente non recepita dalle leggi ordinarie o nei fatti. Basta leggere l’articolo 27 comma terzo per farsi quattro risate. L’articolo 8 comma primo nella sua candida ingenuità è esilarante. L’articolo 37 è un po’ ambizioso, ma tra una quarantina d’anni forse lo si potrà leggere senza credere che i costituenti volessero fare dell’ironia. L’articolo 54 comma secondo, fa prudere le mani. Il primo comma dell’articolo 3 è ampiamente disatteso, mentre il comma secondo dello stesso articolo credo sia stato frainteso. Ci sono d’altra parte articoli rigorosamente rispettati, ne è un esempio l’articolo 20, che anzi è superato dalle leggi ordinarie.

Il tentativo di riforma costituzionale è un gioco di società interessante e divertente. I parlamentari lo sanno e ne approfittano, solo in questa legislatura le proposte di modifica costituzionale sono state più di 300 [2]. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non tutte le proposte sono balorde. Infatti la Costituzione attuale è ampiamente migliorabile. Nonostante contenga principi condivisibili, soprattutto per quanto riguarda l’espressione dell’uguaglianza del diritto e della sovranità popolare, tutela più lo Stato o altre istituzioni rispetto ai singoli cittadini. Questa è una diretta conseguenza della composizione dell’Assemblea Costituente, in cui a dominare furono cattolici, socialisti e comunisti, quindi aderenti a ideologie che hanno scarsa considerazione per la libertà dell’individuo.

Anche io allora voglio giocare al piccolo costituzionalista, tagliando qui e là, copiando da altre costituzioni o dichiarazioni scelte arbitrariamente, usando l’ausilio di software stocastici, prendendo ispirazione dalla letteratura specialistica e dai romanzi russi, chiedendo a passanti inconsapevoli, insomma procedendo rigorosamente all’ottimizzazione della Carta Costituzionale.

Voglio cominciare dalla libertà di espressione, uno dei diritti più fondamentali. L’attuale articolo che la sancisce (art. 21) parte bene, procede  con inquietanti distinguo sulla censura della stampa, dedica un comma alla concessione di una facoltativa trasparenza sul finanziamento pubblico (grazie) e poi finisce con una pisciatina cattolica (pisciatine cattoliche sono numerose nella Costituzione e divertenti da scovare, è come in quei giochi enigmistici in cui si deve cercare una cosa fuori posto in una grande immagine). Il testo dell’articolo 21 è il seguente:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’Autorità giudiziaria.

Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. 

La mia proposta è più concisa e meno tentennante, ovviamente non include cenni al buon costume né lascia spiragli a censura o repressioni:

Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione del proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

I mezzi di comunicazione non possono essere soggetti ad autorizzazioni o censure.

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