Archivio mensile:gennaio 2015

Tortured data will confess to anything.

Fredric M. Menger (1937), Candler Professor of Chemistry, Emory University

Annunci

Yu

Ho un ricordo, di quando ero bambino. Lo zio di V., un amico mio, decise di uccidere il proprio cane, non so per quale ragione, forse era malato o era solo stanco di averlo. Io e il mio amico piangemmo mentre lo zio impiccava il cane, lo ricopriva di benzina e ne bruciava il cadavere. Rimanemmo a fissare il fuoco a lungo, anche quando lo zio se n’era andato da un pezzo. In un momento di tenerezza V. mi strinse la mano e così rimanemmo fino a quando il fuoco si estinse. Mi soffermai a osservare il residuo del povero cane: un corpo scurissimo, con bozzi e crateri, le ossa del cranio ricoperte di materiale carbonioso. Questo ricordo mi si ripresenta ogni volta che visito WS City, perché gli Yu sembrano ricoperti della materia di quel cane carbonizzato. Gli Yu sono esseri antropomorfi alti come alberi di melo che ciondolano per WS City. Nonostante l’apparenza ossuta e decrepita, sanno essere agilissimi, balzano dagli alti palazzi e piombano plastici sulle strade. Camminano placidi e scrutano gli umani con gli occhi gialli luminosi. Di solito sono innocui, tuttavia, capita che intervengano in modo attivo per salvaguardare la città. Io stesso sono stato testimone di un episodio capitato nella cittadella italiana. Un bambino, figlio di turisti, tentò di danneggiare la statua femminina che si trova al centro della piazza esagonale. Dopo pochi istanti uno Yu comparve dal cielo, atterrò presso il bambino e gli sputò sulla testa un nero fluido colloso. Questa è la tipica risposta degli Yu. Il catarro bituminoso si innesta sul tessuto vivente della vittima e non può più essere staccato, si allarga su un’ampia porzione del corpo dell’ospite e ne diventa una ghiandola endocrina aggiuntiva. I bersagli del catarro a volte perdono il senno, altre volte sviluppano capacità cognitive supplementari.

Scolopendra gigante mangiatrice di cazzi

A WS City si trova la scolopendra gigante che si nutre di cazzi, ha le dimensioni di un pastore tedesco e vive in una gabbia di vetro. La gente fa la fila per porgere il proprio cazzo alla scolopendra, si avvicinano alla gabbia, introducono il pene eretto in una fessura circolare, la scolopendra agisce di scatto evirando l’uomo che subito viene soccorso da un medico per fermare l’emorragia. La processione continua fino a quando la scolopendra si mostra sazia e non accetta più i cazzi che le vengono porti. Di solito per saziare la scolopendra sono necessari tra i nove e i quindici cazzi per ogni pasto, ripetuto due volte al giorno. La scolopendra è stata addestrata ad accettare solo cazzi come cibo, se le si porge qualcosa d’altro va in collera e attacca chi le porge il cibo, quindi è molto pericoloso non porgere cazzi alla scolopendra. Ditelo ai vostri bambini, se capitate a WS City.

All’aeroporto

Appena recuperati i bagagli vengo avvicinata da un allampanato signore sulla cinquantina, ghigna allargando la bocca e indossa una palandrana sporca di grasso animale. Sento il suo fiato cattivo sulla mia faccia e non so cosa pensare. Con un gesto lento e studiato apre la lercia veste, mostrandomi il corpo nudo. La sua anatomia mi sorprende. Sembra non avere uno sterno umano, il torace presenta invece un profondo incavo che ospita un pene gigante, che parte dall’inguine e si estende fino all’altezza dei capezzoli. Ha una sezione almeno pari a quella del mio braccio e un colore olivastro lucido che stranamente mi inquieta ancora più delle abnormi dimensioni. Il pene lentamente si inclina, esce dalla custodia umana e si protende verso di me. Quasi mi viene da ridere, ma non rido, non rido proprio per niente.
Sono ipnotizzata dalla creatura, ma cos’è? un’anguilla simbionte? è uno scherzo? lo fisso e non dico niente. Poi dentro di me qualcosa si muove, interpreto l’approccio come una minaccia di stupro e mi sento autorizzata a difendermi. Estraggo la lama in ceramica che ho tenuto nella vagina per tutto il volo da Parigi e inizio ad affettare la testa del mostruoso pene. L’uomo non muta espressione, il ghigno sembra incollato al suo volto, questo mi spaventa, “ma come? gli sto affettando l’uccello gigante e questo continua a ghignare? allora non gli sto facendo niente?”. Vorrei avere portato con me la lama più grande.