Libero mercato sull’Intercity Roma-Ventimiglia.

Me ne stavo seduta in uno di quegli infernali scompartimenti da sei posti su un treno Intercity Roma-Ventimiglia, quando i miei due compagni di viaggio, disposti uno di fronte all’altra vicino al finestrino e a cui fino a quel momento non avevo fatto caso, si scambiarono poche battute. Le riporto di seguito perché trovo edificante come gli esseri umani possano risolvere una situazione potenzialmente tesa accordandosi liberamente nel reciproco interesse.

Lui: “Credo che questa sera mi masturberò immaginando che un grosso cane nero ti scopi mentre io, colpito improvvisamente da tetraplegia, vi guardo seduto su una carrozzina elettrica.”
Lei: “Signore, la sua banale immaginazione non mi è di alcun interesse, faccia quello che vuole con i suoi pensieri, ma non li condivida con me.”
Lui: “Allora me ne starò qui in silenzio per tutto il viaggio, cercando di memorizzare ogni linea del suo corpo, così che possa riprodurre esattamente le sue fattezze quando il cane nero la prenderà da dietro.”
Lei: “Ho capito, meglio se cambio di posto.”
Lui: “No, la prego, rimanga, starò zitto. Se necessario la pagherò per restare. Stavo inserendo i dettagli dei suoi lineamenti nel mio palazzo della memoria, non se ne vada ora.”
Lei: “Ha detto che mi pagherà?”
Lui: “Sì, sì, 100 euro per rimanere seduta due ore a fare niente, come una modella.”
Lei: “Facciamo 200 anticipati e non deve aprire bocca.”
Lui: “Affare fatto.”

Qualcuno potrebbe osservare che l’uomo sia stato un imbecille a spendere 200 euro per guardare una donna che sarebbe rimasta gratuitamente davanti a lui per tutto il viaggio, se solo avesse tenuto la bocca chiusa. Forse è così, o forse per l’uomo era fondamentale mettere al corrente la donna delle proprie intenzioni per ottenere il massimo risultato dalle sue fantasie e 200 euro costituivano per lui un prezzo accettabile per ottenere lo scopo. D’altra parte si potrebbe sostenere che la donna sia stata imprudente reagendo a quella che poteva essere considerata una molestia sessuale non intimando all’uomo di allontanarsi o fuggendo, ma alimentando le fantasie dell’uomo in cambio di denaro. Forse è vero, forse la donna si è comportata in modo sconsiderato, oppure ha agito razionalmente giudicando l’uomo fastidioso ma non pericoloso e quindi ha pensato di ottenere un vantaggio economico a fronte di un minimo rischio calcolato. Io ho propeso per la seconda interpretazione e per questa ragione mi sono complimentata con entrambi i viaggiatori per il buon affare concluso prima di lasciare lo scompartimento quando sono scesa dal treno a Genova.

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